Remake, remaster, storie vecchie con una pelle nuova. Comunque si vogliano chiamare, queste operazioni hanno sempre un gusto ambivalente: da una parte ri-raccontare storie del passato è una pratica che l’umanità ha portato avanti da quando ha iniziato a farlo davanti a un fuoco ed è un’ottima occasione per far vivere videogiochi più vecchi a un pubblico recente che magari non vuole per forza adeguarsi a meccaniche vetuste, così come molti non guarderebbero un film in bianco e nero. Senza contare che nei videogiochi il recupero di titoli passati è più complesso rispetto al cinema. Dall’altra, a volte sono operazioni che lasciano il tempo che trovano e di fatto immobilizzano la creatività di un settore che pare occupatissimo a cercare di fare soldi col minor sforzo possibile invece di creare idee nuove e storie nuove. Marketing della nostalgia. Dunque, dove si posiziona in questo dibattito Metal Gear Solid Delta: Snake Eater?
Facciamo qualche passo indietro per i meno avvezzi: Snake Eater è il terzo capitolo della saga di Metal Gear Solid di Hideo Kojima ed è uscito nel 2004 per PlayStation 2 ma è cronologicamente il primo, perché è ambientato negli anni ’60 in piena Guerra Fredda. Il protagonista è Naked Snake, che nel corso dell’intricata storia della serie assumerà poi il nome di Big Boss e sarà il “padre” che ha donato il DNA per il progetto di creazione di soldati perfetti chiamato Les Enfants Terribles che ha dato origine a Solid Snake, protagonista di Metal Gear Solid. Tutto chiaro? Probabilmente no, ma è normale, andiamo avanti.







