L’accordo siglato tra Pd e M5S in Toscana - ventitré punti, di cui la gran parte concessioni pesantissime all’alleato (no al rigassificatore, no all’ampliamento dell’aeroporto, no alle basi Nato) - sta terremotando una situazione che, nel caos delle candidature del centrosinistra per le Regionali, sembrava quella più tranquilla. In realtà l’innesco è stato non tanto l’accordo, ma la foto a corredo che ha fatto il giro di social e siti, ossia quella tra Eugenio Giani, governatore uscente, e Paola Taverna, volto storico del Movimento, che per Conte si sta occupando degli accordi elettorali a livello locale. Un’istantanea che, come la classica goccia, ha fatto traboccare il vaso già colmo della pazienza dei riformisti. Di quelli che stanno nel Pd (e che in Toscana sono ancora la maggioranza), ma anche di quelli delle liste alleate, a partire dai militanti di Italia Viva (che in Toscana sono ancora parecchi), i quali hanno infuocato chat interne e commenti nei social, criticando l’accordo. Oltre ai militanti di Azione.

Un malumore che si è aggiunto a un problema riguardante le liste cosiddette centriste. Inizialmente, infatti, l’idea di Matteo Renzi era di fare un’unica lista di riformisti che contenesse le personalità più legate a Giani (la cosiddetta società civile), Azione, i socialisti, Più Europa e Pri. In questo modo, infatti, si evitava la concorrenza tra simili, si poteva contare sul voto di opinione, assicurato da una lista genericamente riformista, si superavano ostilità, ma nello stesso tempo si scommetteva sulla possibilità di eleggere con le preferenze i candidati più capaci di raccogliere voti (che in genere, come i precedenti hanno dimostrato, sono di Italia Viva).