Gli esperti lo hanno detto da subito: Gaza può trasformarsi in una trappola. Il capo di stato maggiore israeliano, il generale Eyal Zamir, lo ha messo in chiaro in tutte le riunioni del gabinetto di sicurezza e con il primo ministro Benjamin Netanyahu. Ha cercato di spiegare le sue paure, ha mostrato i pericoli di un’invasione su larga scala, sia per gli ostaggi che per i soldati. Ma il premier sembra intenzionato ad andare avanti, con o senza accordo per la liberazione dei rapiti. E adesso le forze armate israeliane si preparano alla resa dei conti con Hamas. La battaglia finale in quella che è la “capitale” della milizia: l’ultimo bastione di un gruppo che resiste da ormai quasi due anni alle incursioni e ai bombardamenti delle Israel defense forces.

Il piano dell’Idf è ormai ultimato. Decine di migliaia di riservisti sono pronti a essere richiamati, mentre le forze regolari sono state già dirottate verso la Striscia. L’assedio è partito da giorni e nelle ultime ore si sono intensificati i bombardamenti nei quartieri periferici. I raid hanno preso di mira le zone di Sheikh Radwan, il campo profughi di al-Shati e il quartiere di Abu Iskandar. I carri armati dello Stato ebraico sono già entrati nelle aree disabitate e in quelle dove le truppe riescono a muoversi più liberamente. Esplosioni sono state avvertite a sud, nella zona di Sabra. E già ieri, nel quartiere di Zeitoun, l’Idf ha annunciato che la 99esima e la 162esima divisione hanno eliminato diversi miliziani e distrutto alcuni siti usati da Hamas, tra cui un deposito di armi.