MESTRE - Adesso ci sarà da capire se è un danno dovuto alla bomba d’acqua di giovedì oppure (e sarebbe perfino peggio) un difetto di costruzione. Perché, trattandosi del supertunnel ciclopedonale sotto via Libertà della stazione di Porto Marghera, quello che doveva essere terminato ancora nel gennaio del 2023 ma che di fatto è stato aperto solo provvisoriamente, con la promessa di completarlo entro fine anno. Ma sarà dura.

Ieri mattina, a 24 ore abbondanti dalla fine dell’eccezionale nubifragio dell’altroieri, dal soffitto del nuovo sottopasso sgorgavano incessantemente litri e litri d’acqua, fortunatamente raccolti e riportati in superficie dalle pompe. Acqua che filtrava anche dalle pareti del vecchio tunnel parallelo che verrà dismesso una volta aperto l’accesso ai binari dal nuovo sottopasso che collega la zona di via Paganello e via Torino a quella del Vega. Un sottopasso che Rfi ha realizzato con una spesa superiore agli 8 milioni di euro e che da un anno garantisce il collegamento ciclabile tra Mestre e Venezia.

Quasi un anno fa - era il 29 agosto 2024 - una corsia del nuovo tunnel era stata aperta provvisoriamente proprio per passare da una parte all’altra di via Libertà, anche se senza ascensori (il lato del Vega è privo di rampa per ragioni di mancanza di spazio, quindi le bici vanno portate a mano su per le scale) con la promessa di installare gli elevatori entro lo scorso Natale. Impegno non mantenuto anche se, a fine luglio e in occasione dell’inaugurazione della stazione ferroviaria “Mestre Olimpia”, il responsabile Ingegneria e investimenti stazioni di Rete Ferroviaria Italiana, Antonello Martino, aveva annunciato l’attivazione degli ascensori sui due lati entro la fine di questa e, per fine anno, il completamento delle banchine dei binari della stazione di Porto Marghera, con la conseguente apertura degli accessi dal nuovo sottopasso e la chiusura del vecchio (e decrepito) tunnel.