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Ultimo aggiornamento: 19:08
Un’Europa “marginale e spettatrice” sui dossier Ucraina e Gaza: “Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata“. A parlare così dell’Unione Europea non è il leader euroscettico o “no euro”. E’ l’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Parlando al Meeting di Rimini l’ex premier ha detto che, oltre al peso irrilevante dell’Europa sui principali dossier internazionali, “abbiamo dovuto rassegnarci – spiega – ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere – ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa”.
Uno dei paradossi sottolineati dall’ex governatore di Bankitalia è che “l’Ue, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace”. Allo stesso tempo, dice Draghi, “nel frattempo la Cina ha apertamente sostenuto lo sforzo bellico della Russia” e “le proteste europee hanno avuto poco effetto: la Cina ha chiarito che non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante”. In più l’Ue “è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”, ha detto ricevendo un lungo applauso. “Questi eventi – è appunto la conclusione – hanno fatto giustizia di qualunque illusione che la dimensione economica da sola assicurasse una qualche forma di potere geopolitico”.










