di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il produttore tedesco di abbigliamento sportivo si è scusato pubblicamente in seguito alle accuse di appropriazione culturale nel design delle sue nuove scarpe e dopo che la presidente del Messico aveva annunciato vie legali
Messico meridionale. In un lembo remoto della Sierra Norte di Oaxaca, a ovest dell’Itsmo di Tehuantepec, nel piccolo villaggio di Villa Hidalgo Yalálag si tramana da generazioni l’arte della tessitura delle huarache, sandali che i maestri artigiani zapotechi intrecciano, con lentezza e pazienza, insieme alla loro storia di resistenza. Queste non sono infatti solo calzature: è l’identità di un popolo che scorre tra le dita di chi plasma il cuoio, la sua memoria che, letteralmente, cammina. Le Oaxaca Slip‑On, invece, sono una morbida suola da sneaker coronata da intrecci di pelle, da poco prodotta da Adidas dall’altra parte del mondo, nel sud-est asiatico. L'idea è del designer messicano-statunitense Willy Chavarría, ma sotto l’apparente omaggio alla sua terra, Chavarría ha creato una ferita a Yalálag: «Ci hanno preso senza chiedere», si è ripetuto per giorni nella strada tortuosa che attraversa il villaggio messicano. E davanti a questo altro pezzo di cultura depredata senza compenso e senza consenso, Adidas si è dovuta scusare.











