AGNA - «Nell’essere persone forti, nel restare accanto alle fatiche di ciascuno, possiamo fare esperienza della custodia, del rifugio, della consolazione che sempre abbiamo bisogno nella vita. Questo è accogliere la vita come un dono, facendosi dono per gli altri, vivendo nella libertà dell’amore. Alexandra in questo mi sembra ci abbia dato un esempio». Sono le parole conclusive dell’omelia pronunciata da don Fabio Bertin, parroco di Agna, durante le esequie di Alexandra Gheorghe, la 36enne di Ponte di Brenta morta lo scorso 3 agosto insieme a Marco Stagi, 34 anni pisano: entrambi erano alpinisti espertissimi e sono morti mentre percorrevano la cresta del Castore in Valle d’Aosta, sulle Alpi Pennine.

La bara con il corpo di Alexandra è arrivata oltre un’ora prima dell’inizio della celebrazione per dare modo ad amici e parenti di sostare un po’ di tempo e rendere omaggio alla giovane donna tragicamente scomparsa. Sul sagrato parenti ed amici avevano approntato alcuni cartelloni con le foto di Alexandra, tutte con una caratteristica, il sorriso della giovane donna. In chiesa erano evidenti la commozione e il dolore. Molte lacrime per quest’ultimo saluto alla trentaseienne.

Se ne è fatto interprete don Fabio: «L’esistenza di Alexandra ci dice che la vita è dono e libertà. Il dono per definizione è gratuito e non obbligato. Il dono non lo paghi per averlo: lo ricevi. Punto. Puoi essere in grado o meno di accoglierlo e di riconoscerlo e qui sta la nostra maturità umana. Alexandra ha accolto la vita come un dono e si è spesa con tutta sé stessa in ogni cosa che faceva o era chiamata a fare. Era dono e libertà. Quella libertà di seguire le proprie passioni e interessi; la libertà di non essere legata ad un'unica realtà, ma libera di essere e di esserci per tutti e i vari gruppi e associazioni presenti lo dimostrano».