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Luglio e agosto sono i mesi in cui tifose e tifosi di calcio possono fantasticare: la stagione deve ancora cominciare ed il calcio giocato è fatto perlopiù di partite amichevoli. Buona parte delle attenzioni si focalizza quindi sul calciomercato, inteso come l’acquisto e la vendita di giocatori da parte delle squadre. I discorsi sul calciomercato sono spesso basati sul nulla o comunque sul poco-di-concreto, visto che la maggior parte delle “trattative” alla fine non si concretizza, ma questo non impedisce a chi se ne interessa di volerne parlare e di cercare informazioni (più o meno attendibili) su chi sta tentando di comprare la propria squadra, o su come si inserirebbe un determinato giocatore.

In estate, di conseguenza, si affollano le trasmissioni televisive, gli articoli e le dirette social sul calciomercato. E, in particolare negli ultimi anni, i profili social degli “esperti” (o sedicenti tali) vengono consultati di continuo alla ricerca di qualche notizia: non serve per forza che sia vera, basta che dia speranza e alimenti qualche chiacchiera.

Tutti questi discorsi sono fatti in una lingua che non esiste altrove. Se già i giornali e i media utilizzano con abitudine espressioni retoriche e frasi fatte, il linguaggio del calciomercato ha una sua artificiosità ancor più specifica, seppur largamente condivisa. Chi si informa sul calciomercato conosce le regole d’ingaggio, sa distinguere una “idea” da una “suggestione”, e capisce quanto nefaste siano le sorti di una trattativa quando “la pista si raffredda” o quando un calciatore “si allontana”.