Lo ha concluso la Molly Rose Foundation dopo aver simulato l'uso delle due piattaforme da parte di una 15enne con depressione e pensieri suicidari
I social network – si sa – si basano su algoritmi personalizzati: basta interagire con un contenuto (ovvero mettere «Mi piace», commentarlo, condividerlo o semplicemente osservarlo più a lungo) per vedersene poi proporre numerosi altri sullo stesso argomento. Il pro? La garanzia di imbattersi regolarmente in post in linea con i propri interessi. Il contro? La creazione di spazi digitali pressoché monotematici che possono dare l'impressione che nient'altro di importante esista al loro esterno, amplificando a dismisura l'(apparente) importanza di ciò di cui trattano. Un «effetto collaterale» ancor più problematico qualora a finire al centro di una simile dinamica siano contenuti dannosi visualizzati da minori, come messo in luce da un nuovo report della Molly Rose Foundation, onlus creata dalla famiglia di una 14enne inglese che si tolse la vita nel 2017 dopo aver subito forme di bullismo online e visto migliaia di immagini che spingevano a forme di autolesionismo.
«Bombardamento a valanga»«Contenuti relativi al suicidio e all'autolesionismo vengono ancora raccomandati “su scala industriale” da TikTok e Instagram otto anni dopo la morte di Molly»: è eloquente il titolo con cui martedì l'organizzazione ha dato notizia degli esiti della ricerca. Condotta simulando l'utilizzo delle due popolari piattaforme da parte di una 15enne con problemi depressivi e pensieri suicidari, ha infatti certificato che «sui profili di adolescenti che avevano interagito con post relativi a suicidio, autolesionismo e depressione – si legge –, gli algoritmi continuano a bombardare i giovani con una valanga di contenuti dannosi sui Reel di Instagram e sulla pagina “Per te” di TikTok». Superfluo specificare a cosa possa portare tale meccanismo, peraltro alla base anche del correlato fenomeno delle cosiddette echo chamber (camere dell'eco), mondi online «su misura» che rafforzano e confermano le opinioni dei singoli utenti generando chiusura mentale e polarizzazione.






