Mentre i Paesi europei valutano se limitare l’uso dei social media ai minori di 16 anni, sta emergendo un’ondata di azioni legali simili a quelle avviate negli Stati Uniti contro le piattaforme.
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Azioni civili intentate da famiglie in Francia e in Italia sostengono che gli algoritmi delle piattaforme contribuiscano a casi di suicidio e di autolesionismo. Nel frattempo, procedimenti nei Paesi Bassi e in Germania prendono di mira il design ritenuto assuefacente, la sicurezza dei minori e la manipolazione.
Negli Stati Uniti, la scorsa settimana un giudice della California ha respinto la richiesta di Meta e Google di un nuovo processo in un caso legato alla dipendenza, in cui entrambe le società erano state condannate a versare 6 milioni di dollari (5,17 milioni di euro) a un ex giovane utente, secondo i media statunitensi.
Nel procedimento si sosteneva che le piattaforme fossero state negligenti nel mettere in guardia i più giovani rispetto ai possibili danni causati da un uso estremo dei social media.








