Quando è nato, appena 11 anni fa, il marchio DS, da una costola della Citroën, l’obiettivo dichiarato fu dimostrare al mondo che è possibile incarnare il savoir faire francese del lusso e dell’eleganza nell’industria automobilistica proponendo al mercato prodotti in grado di distinguersi per soluzioni esclusive, fuori dal coro, lontane dall’omologazione dei gusti e delle tendenze. Impresa ardua, e tuttavia fondata su basi solide. Chi, se non la francese Citroën fu infatti capace, già nei lontani anni 50 del secolo scorso, di stupire il mondo con la DS? Disegnata da un italiano (Flaminio Bertoni) fu la prima berlina con un’aerodinamica mai sperimentata prima, la prima dotata di sospensioni idropneumatiche autolivellanti, la prima con i fari “intelligenti”, la prima con interni più confortevoli d’un salotto. E’ stato dunque su questa solida base che in casa Stellantis fu deciso, nel 2014, di trasformare DS in un marchio autonomo, staccato da Citroën e in grado di proporre al mercato prodotti esclusivi, capaci di distinguersi per lo stile e per i contenuti.

Finora, com’è noto, l’operazione è andata avanti con una gamma di qualità, che tuttavia non disponeva ancora di un’ammiraglia hi-tech “figlia dei tempi”, ovvero elettrica e con un design in grado di andare incontro a chi cerca, in questo mercato in continua evoluzione, lo spazio di un SUV e lo stile d’un coupé. Con coraggio ci si è impegnati alla ricerca della soluzione ottimale, partendo dal concept DS Aero Sport Lounge del 2020 e approdando, cinque anni dopo, alla DS N.8, ammiraglia elettrica con grandi ambizioni, già disponibile sul mercato con prezzi a partire da 58.900 euro (74.540 euro il top di gamma con due motori e trazione integrale).