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Gentile Valeria Braghieri, non avrei mai pensato che una donna potesse essere gelosa di... una squadra di calcio. Sì, glielo giuro, è proprio così. All’inizio pensavo fosse uno scherzo, con la mia fidanzata che mi faceva delle battute insistenti, a volte anche pesanti, sulla mia passione calcistica. Poi però, piano piano, ho capito che, dentro di lei, si è sviluppato un vero e proprio «odio» verso tutto ciò che ruota attorno ai miei colori del cuore. Chiarisco subito che non sono tra quelli che va sempre allo stadio. Ci andrò, se va bene, 3-4 volte all’anno, cinque a dire tanto. Però seguo con passione le gesta della mia squadra: vedo gli highlights in tv, leggo gli articoli e le pagelle, commento nella chat con i miei «fratelli di sciarpa». Questo, non so perché, infastidisce la mia compagna che, ogni volta che si presenta l’occasione per andare allo stadio, mi fa sempre pesare la cosa. Ho provato a coinvolgerla, chiedendole di venire con me, qualche volta, ma non c’è stato verso: non gliene frega niente. Ho provato a regalarle il libro Febbre a 90 di Nick Hornby e poi a vedere con lei il film omonimo, con Colin Firth. Le sono piaciuti però, purtroppo, non ha capito il senso della mia passione, la «passione» vera del tifoso. Comincio a pensare che sia gelosa, anziché di un’altra donna, della mia squadra del cuore. Ma è possibile?






