Mamma investì il figlio di 18 mesi nel cortile di casa. Il pm: «Non condannatela ha già il suo ergastolo»
sabato 21 giugno 2025, 10:32
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di R.Tro.
Lei è viva solo apparentemente. Ma deve essere morta quel giorno, quando ha investito il figlio di 18 mesi nel cortile di casa provocandogli lesioni a vita, gravissime. È avvenuto l'anno scorso nell'hinterland milanese, era il 4 luglio quando la donna, di 38 anni, mise in moto la macchina e non si accorse di aver schiacciato con la ruota sinistra la testa del piccolo. L'ultima volta che ha "gattonato" spensierato. La realtà di un incubo che non prevede sollievo nel risveglio è stata di corse e attese in ospedale, diagnosi definitive e tragiche. E la vita compromessa del bimbo e di chi l'ama. Per questo, poiché la donna «sconta già una sorta di ergastolo con fine pena mai e un'eventuale punizione non avrebbe alcuna funzione, né per l'imputata, né per la collettività», anzi «appare addirittura controproducente», il pm Paolo Storari ha chiesto al gip del tribunale di Milano di non procedere nei confronti della donna. O, in subordine, di sollevare alla Consulta questione di legittimità costituzionale del reato di lesioni gravissime per possibile contrasto con il divieto di pene inumane. Una richiesta che va oltre i codici e le leggi e rende l'occhio della giustizia più attento, cosciente e umano. Che tiene conto della sofferenza individuale e senza fine, dell'inevitabile senso di colpa, della "pena naturale" insomma - un ergastolo a vita, anche peggio - che un genitore deve provare nel causare la morte o un danno grave a chi ha messo al mondo, a quel che ha di più caro.








