di
Roberto Natale
L'idea di Roberto Natale: «Un appuntamento mensile in prima serata, come capitava nelle "Tribune elettorali" di un tempo»
Viva i fuorionda, viva la sincerità. La confessione di Washington, giustamente stigmatizzata dal sindacato dei giornalisti, conferma per bocca della protagonista stessa quello che si era capito da tempo: «io non voglio mai parlare con la stampa italiana». Il fastidio per il ruolo dell’informazione - del quale già altri capi di governo prima di Giorgia Meloni avevano dato mostra - trova qui la sua enunciazione più schietta e definitiva. E nella sua rudezza spinge anche noi del servizio pubblico a guardare in faccia più complessivamente lo stato dei rapporti tra politica e giornalismo, per capire se si possa uscire da una situazione che fa male ad entrambi.
Perché con l’informazione Rai apparentemente i politici parlano, certo che parlano, come testimonia persino all’eccesso ogni nostro tg: ma lo fanno nella forma precotta e devitalizzata delle brevi dichiarazioni autoprodotte per i cosiddetti pastoni, senza la possibilità non soltanto della seconda domanda ma nemmeno della prima. Poesiole di 15-20 secondi, mandate a memoria e recitate dai parlamentari più spigliati e telegenici, che mai hanno il problema di dover motivare, se di maggioranza, le roboanti affermazioni a sostegno del governo; oppure, se di opposizione, i giudizi catastrofici sull’operato dell’esecutivo.









