Figlio di due mamme, Eli non ha mai provato a rintracciare il padre. Ma i fratelli sì: in 15 anni ne ha trovati e fotografati 48. Scoprendo che…
di Raffaele Panizza
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Quell’uomo aveva donato il seme e perciò era ovvio avesse un corpo. Ma lui, Eli, con l’innocenza del bambino, non ci aveva pensato. Finché un giorno le sue due madri gli consegnano il questionario anonimo che “lo spettro” aveva compilato per la California Cryobank, la banca del seme più grande d’America, alla quale s’erano rivolte per concepirlo e diventar più completamente famiglia. «Avevo undici anni e portavo il modulo nello zainetto, sfogliandolo di tanto in tanto per il senso di fisicità che mi trasmetteva: quell’uomo aveva impugnato la penna per rispondere alle domande, potevo vedere dove aveva cancellato e corretto. I fogli lo rendevano concreto, anche se indecifrabile. Allo stesso tempo mi davano la sensazione che esistesse un mondo più grande. Un processo e una burocrazia su cui era stata costruita la mia esistenza».
Sono passati 15 anni da qual giorno ed Eli Baden-Lasar, il mondo grande, l’ha esplorato tutto. Gli ha dato una genealogia, un ordine e un volto. Ma non l’ha fatto nella direzione ovvia, ossia la ricerca del padre biologico e delle radici che sottoterra sono, e forse è bene che sottoterra rimangano. Piuttosto, ha scalato il tronco e si è arrampicato sui rami, cercando i bambini nati da quelli stessi gameti. Congelati ma ora vivi, grandi, dispersi: tecnicamente, i suoi fratelli. Ragazzi e ragazze venuti al mondo chi alle Hawaii e chi nel profondo Michigan. Porzioncina delle 50 mila creature che ogni anno, solo negli Stati Uniti, nascono dalla fecondazione assistita eterologa (proibita in Italia per le coppie dello stesso sesso). Un mondo anticamente inaccessibile, ma negli ultimi tempi scassinato da attacchi hacker e furti di dati, oltreché dalla diffusione commerciale dei test del Dna che hanno reso impossibile oblio e anonimato.







