Caro direttore, di fronte alla morte della signora di Milano travolta da 4 ragazzini provenienti da un vicino campo rom abusivo, si capisce che "l'opzione ruspa" è la scelta facile. Serve anche quella, non ragioniamo come le anime belle. Che alcuni minori siano sottratti a genitori che li hanno cresciuti come criminali, è una scelta dura, ma necessaria. Ma non si può pensare che sia l'unica. Così come ritenere che «basti mandarli a scuola» perché magicamente diventino cittadini modello è una pia illusione. È un lavoro più lungo e complesso quello che può portare a esiti positivi. È un lavoro, letteralmente, da "missionari": persone dedite a mettersi al servizio degli altri con spirito cristiano, senza pretese ideologiche e progetti studiati a tavolino. A ognuno il suo mestiere e a ognuno la sua vocazione. Ma se il presidente della Repubblica, il ministro degli Interni e il sindaco volessero fare una cosa giusta, dovrebbero andare oggi da questi "missionari" e chiedere loro: «Dimmi, cosa posso fare per aiutarti?».

Antonio Cascone

Padova

Caro lettore, credo siamo tutti abbastanza d'accordo sul fatto che l'uso della forza non può essere l'unica strada da seguire per impedire che si ripetano tragedie come quella di Milano e che altri ragazzini cresciuti in campi rom abusivi si trasformino in criminali. Ma forse, di fronte a certe realtà, è anche giunto il momento di uscire dalla retorica del "serve ben altro" e dei "sì ma non basta". E di dire che per combattere questi mondi di delinquenza e di degrado la fermezza rappresenta non solo una necessità, ma una priorità. Lo strumento da cui partire. Perché senza di essi anche tutti gli altri interventi rischiano di essere poco o nulla efficaci. Anche i "missionari" senza questo fondamentale contributo dello Stato sono disarmati. Se non dimostriamo nei fatti a questi ragazzini che l'illegalità e il crimine non sono tollerati. Se non li convinciamo che la vita indegna a cui li costringono genitori sciagurati non è la normalità (ma e' il suo contrario), che i campi in cui consumano la loro infanzia tra droga, violenza, degrado non sono accettabili e non possono esistere, sarà molto difficile, se non quasi impossibile, strappare molti di loro da quelle terribili e indecenti realtà ed evitare che il crimine diventi la loro unica ragione di vita. Non è con l'impunità, travestita da solidarismo, che li convinceremo a recidere il terribile cordone ombelicale che li lega ai loro mondi di provenienza. Ed è sicuro che non risolveremo nulla con le polemiche "usa e getta" del giorno dopo. Le ricette applicate finora hanno dimostrato di non essere efficaci. Si abbia il coraggio di cambiare. Nei fatti, non solo a parole. Vale per la sinistra come per la destra.