Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha approvato il piano di attacco dell’Esercito israeliano a Gaza City con la chiamata alle armi per 60mila riservisti, sollevando le aspre critiche dei famigliari degli ostaggi timorosi per la sorte dei loro cari, ancora nell’enclave palestinese. Anche Germania e Francia hanno sollevato dubbi pesanti sull’opportunità di invadere il principale centro abitato della Striscia. Intanto, con un post su X, l’esercito israeliano ha annunciato l’inizio dell’evacuazione della città: “Negli ultimi giorni, le truppe dell’Idf hanno ripreso le operazioni a Jabalia e nella periferia di Gaza City”, si legge nel post sul profilo ufficiale delle forze armate. “Le truppe stanno smantellando le infrastrutture militari sopra e sotto terra, eliminando i terroristi e consolidando il controllo operativo nella zona, avvisando al contempo i civili di evacuare a sud per la loro sicurezza”. E il primo ministro Benjamin Netanyahu chiede all’esercito di fare presto: “Accorciate i tempi per la conquista delle ultime roccaforti terroristiche e per la sconfitta di Hamas”.
Chiamata alle armi, via libera del governo israeliano – Secondo il Times of Israel, i sessantamila riservisti verranno richiamati a scaglioni: per la maggior parte, circa 40-50mila, la data sarà quella del 2 settembre; la seconda fase sarà tra novembre e dicembre, infine tra febbraio e marzo 2026. I sessantamila si aggiungono alle decine di migliaia di riservisti già in servizio. Non tutti parteciperanno all’operazione per la conquista di Gaza City, alcuni sostituiranno le truppe permanenti dell’esercito su altri fronti. Per rinvigorire le forze armate, nei giorni scorsi è stata ventilata l’ipotesi dell’arruolamento di ebrei della diaspora, residenti in Francia e Germania,












