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Il "fronte occidentale" ha ritrovato la sua unità. La quale, dopo esser stata per decenni la chiave di governo del mondo, negli ultimi tempi non sembrava più così scontata
Non ci sono dubbi: dal vertice di Washington la controversa "unità dell'Occidente" è uscita molto rafforzata. Non è ancora dato sapere se e come gli "spiragli di dialogo", ormai aperti, porteranno davvero alla pace, ma intanto molti giudizi precipitosi sono stati messi in fuorigioco. Ad esempio tutti gli osservatori che, dopo l'incontro in Alaska, avevano dato per scontata un'"intesa cordiale" tra Trump e Putin sulla testa dell'Ucraina, hanno dovuto fare marcia indietro. Se lo zar di Mosca puntava a dividere Europa e Stati Uniti, Trump, Zelensky e i leader della Ue non glielo hanno consentito. Di conseguenza risulta ora evidente quanto fosse avventata (e in fondo filo-putiniana) la richiesta della sinistra a Giorgia Meloni di scegliere se "stare con l'Europa o con gli Stati Uniti". Un palese esempio di miopia strategica. Il fatto è che l'attuale disordine mondiale pretende, in specie dai leader politici, di frequentare sempre grande prudenza e pazienza. Mai, infatti, come nell'attuale contesto storico, la pazienza, come diceva Leopardi, si rivela la più eroica delle virtù.






