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Sinner, per capire la follia del calendario, oggi avrebbe dovuto essere a New York per giocare il doppio dello Us Open
Chiunque segua il tennis sa che Sinner si è ritirato per il caldo, mica per la torta di compleanno o altre scemenze scagliate nella gara a chi la spara più grossa. Cioè, ricapitoliamo: si organizzano dei controlli antidoping da Kgb con le vite degli atleti che vengono discusse per tracce di pomata sui polpastrelli (altrui) ma si permette che dei ragazzini giochino in condizioni disumane; la purezza chimica è il dogma, la salute vera (colpi di calore, disidratazioni, rischi cardiaci) è ridotta a variabile secondaria. Sarebbero, nel caso, trentacinque gradi con ottantacinque per cento di umidità: il giorno prima anche Zverev aveva mollato, e in tutto, da Cincinnati, si sono ritirati in otto. Solo un africano (o un murgiano come Alcaraz) può non avere problemi. Lo stesso Sinner ha detto che è stato il torneo più caldo che ha mai giocato: dieci minuti prima di entrare era stato in una player lounge con l'aria condizionata tipo Lapponia, e poi, subito dopo, eccolo in un forno umido con la gente che sveniva (letteralmente) sugli spalti. Il torneo è durato due settimane perché il Masters di Cincinnati è stato "upgradato" a dodici giorni, questo per moltiplicare incassi, sponsor e biglietti. Sinner, per capire la follia del calendario, oggi avrebbe dovuto essere a New York per giocare il doppio dello Us Open.






