VENEZIA - Tutti in fila per scattarsi una foto nel posto “più iconico” di Venezia, come ha deciso il social di turno. Il turismo da like spopola a Venezia, dirottando i foresti da un angolo all’altro della città lagunare: può essere uno scorcio insolito, piuttosto che una libreria strana, una porta colorata, una gelateria dal nome buffo. Non necessariamente i posti più interessanti di Venezia, ma i più segnalati dai social. Ed è un via via di turisti a caccia di selfie, con relativi intasamenti nelle calli e arrabbiature per i veneziani rimasti. Tra gli ultimi luoghi saliti al rango di “iconic” c’è una balustra con affaccio sul Canal Grande, ai piedi del ponte di Rialto. Luogo di gran passaggio da sempre, bello per carità, ma che per anni non aveva suscitato tutti questi entusiasmi. Ora pare faccia guadagnare like. E sono tutti i fila. La segnalazione arriva da Guido Lion, storica guida veneziana, per 25 anni rappresentante della categoria. Un quarto di secolo in cui è cambiato tutto nel turismo e nel lavoro di guida. «Una volta la gente che ci contattava era interessata ai musei, all’arte, alla storia - ricorda -. Oggi tutto deve essere funny, divertente, veloce».
Qualche giorno fa Lion stava accompagnando per Venezia una famiglia statunitense, con al seguito due ragazzine teenager. «Mi hanno chiesto di mostrargli “the most iconic place” di Venezia - racconta -. Alla mia obiezione che i siti iconici sono numerosissimi in città, mi hanno fatto vedere delle foto sui social media (Instagram, in questo caso) che garantiscono visibilità e like a chiunque posti una foto con questo sfondo». Il posto è appunto il ponte di Rialto dalla riva del Buso o calle del Fòntego dei Tedeschi, dove in effetti c’è spesso la gente in coda per la foto. «Tutto funziona in base ai like - commenta, amaro, Lion - Gli influencer ci campano. Ed è un altro modo per acquisire i nostri dati. C’è un’omologazione impressionante dei gusti. Nessun scopre più nulla, tutti vanno dove gli viene detto di andare. Le mode, certo, ci sono sempre state. Ma oggi il sistema è molto più pervasivo, il controllo è totale». Un fenomeno che va di pari passo con quell’abbassamento della qualità della domanda. «Anche a quei turisti poco interessava la storia del ponte di Rialto - continua Lion -. Volevano solo la foto fatta in quel modo. Un problema generale. La gente è sempre meno interessata alla cultura. Tempo fa mi è capitato un turista, un altro statunitense, che al termine della visita di Palazzo Ducale commentò che le prigioni erano state funny, ma il resto... una delusione per lui. Ecco questo è il livello».






