Il fuoco continua a martoriare la Penisola iberica. Dopo l’ondata di caldo torrido, sono ancora decine gli incendi da spegnere in Portogallo: migliaia di vigili del fuoco e centinaia di veicoli stanno cercando di domare le fiamme. Secondo i dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis), riportati dalla stampa locale, il Paese ha la più vasta porzione di territorio distrutta dai roghi nell’Ue. I numeri vengono ricavati da una stima dell’area bruciata, basata sulla temperatura del suolo registrata da una rete di satelliti. Quest’anno, finora, in Portogallo è bruciato ben il 2,35% della superficie nazionale, equivalente a 216.214 ettari. Una cifra più di due volte superiore alla media: negli ultimi 18 anni è bruciato mediamente l’1,05% dei 92.000 chilometri quadrati del Paese.
Le accuse al governo sui ritardi
Solo Cipro si avvicina ai numeri portoghesi con il 2,3%, mentre la Spagna è terza con lo 0,68%. Secondo gli esperti, il Portogallo riunisce diverse caratteristiche che lo rendono particolarmente esposto a questo tipo di disastri come una superficie forestale continua nelle zone montuose e una siccità estiva con temperature elevate e venti forti. Le spiegazioni degli scienziati però non bastano all’opposizione politica al governo del conservatore Luís Montenegro, accusato di aver azionato tardi il meccanismo di protezione civile dell’Ue. La polemica si concentra soprattutto sul fatto che il primo ministro ha interrotto le sue ferie estive solo in questi ultimi giorni e ha visitato solo lunedì 18 agosto la sede nazionale della Protezione civile. Mentre il segretario del Partito socialista, José Luís Carneiro, chiede la costituzione di una commissione tecnica indipendente per indagare sulla “mancanza di un comando politico” nella lotta agli incendi, sia il partito di estrema destra Chega sia il partito comunista hanno intenzione di convocare d’urgenza il premier in Parlamento per interpellarlo sul tema.











