Tra i tanti colpi della passata stagione (che poi si sono rivelati flop), il suo arrivo era stato il meno considerato a livello mediatico. Sottovalutato, ma indispensabile. Centrocampista totale e con ampi margini di miglioramento. Quando è in campo fa la differenza e se sta in panchina la sua assenza si sente. Nei numeri e nei risultati. Dinamico, forte fisicamente e straripante con il pallone tra i piedi: dopo un primo anno in Italia alla ricerca della continuità, Khéphren Thuram è (e sarà) il simbolo della “nuova” Juventus targata Igor Tudor.

Dai “problemi” con Motta alla fiducia di Tudor

Moderno per stile di gioco e perfetto per il centrocampo dei bianconeri. Dal suo arrivo in Serie A, l’inserimento è stato graduale. Fermato da qualche piccolo acciacco nei primi mesi, Motta lo sempre ha considerato un jolly e (forse) nulla di più. Dal primo minuto in qualche occasione e oggetto fantasma nelle partite che più contavano (l’ingresso tardivo contro il Psv in Champions League rimane ancora un mistero). Ma quando è in campo fa bene e segna anche qualche gol (5 reti e 8 assist al termine della stagione 2024/2025, eguagliando così il suo record personale). Poi, con l’arrivo di Tudor – e con il cambio di modulo – il minutaggio e la fiducia aumentano: Thuram diventa titolare inamovibile e motore del centrocampo bianconero. Abituato in Ligue 1 a giocare in una linea a 3, il francese interpreta con coraggio il ruolo di mediano davanti alla difesa. Senza rinunciare alle incursioni e agli inserimenti in area di rigore avversaria. Ora la sfida e l’obiettivo di dover essere continuo e sempre più incisivo.