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In un recente articolo pubblicato sul Guardian la giornalista Emma Loffhagen ha raccontato di come sua madre Judith sia la persona più scarsa che conosca in ortografia. Judith Loffhagen era sempre stata una grande lettrice e la sua materia preferita a scuola era proprio l’inglese, ma ancora adesso che è un’avvocata e ha un’attività avviata le capita di fare errori banali, come scrivere la parola me con due “e”. Non c’entrano né la dislessia né altri disturbi dell’apprendimento: Judith era una delle migliaia di bambine e bambini inglesi a cui era stato insegnato un alfabeto particolare, in una sperimentazione poco nota e poco documentata, ma che a decenni di distanza continua a creare grattacapi a moltissime persone.

La storia di Judith Loffhagen è simile a quella di Gary Blackwell, che ha 62 anni, è un personaggio noto nella nicchia di appassionati di metal detector e in uno dei suoi video su YouTube spiega che con certe parole fa ancora fatica, visto che da bambino aveva imparato a leggere e scrivere «quasi una lingua diversa». Entrambi si riferiscono all’Initial Teaching Alphabet (i.t.a., o ITA), l’alfabeto che tra gli anni Sessanta e Settanta fu introdotto in decine di scuole in tutto il Regno Unito con l’obiettivo di facilitare la lettura.