Quando ha colpito a morte Sharon Verzeni mentre faceva jogging a Terno d'Isola, Moussa Sangare era capace di intendere e di volere. Lo ha stabilito il perito incaricato dalla Corte d'Assise di Bergamo, dove si sta celebrando il processo per l'omicidio della barista di 33 anni, uccisa a coltellate la notte del 30 luglio dell'anno scorso. Giuseppina Paulillo, direttrice dell'Unità operativa complessa 'Residenze psichiatriche e psicopatologia forense' dell'Ausl di Parma era stata incaricata il 18 marzo scorso dalla presidente della Corte d'Assise Patrizia Ingrascì.

Già lo scorso luglio Sangare - nato 30 anni fa a Milano da genitori originari del Mali - era stato giudicato capace di intendere e di volere anche dalla psichiatra Valentina Stanga, nominata come perito dal gup Maria Beatrice Parati durante un altro processo 'parallelo', quello celebrato in abbreviato per le accuse di maltrattamenti ai danni della sorella e della madre dello stesso imputato e terminato con una condanna in primo grado a tre anni e 8 mesi.

Dopo l'arresto per l'omicidio di Sharon, un anno fa, Sangare aveva ammesso le proprie responsabilità, salvo poi ritrattare alla prima udienza del processo per omicidio, spiazzando il suo stesso difensore, l'avvocato Giacomo Mai.