In Turkana, nel nord del Kenya, il sole non si limita a splendere: cade implacabile su una terra già provata. Prosciuga fiumi, spacca il suolo, lascia dietro di sé una scia di polvere e silenzio. In questa regione che si estende poco sopra l’Equatore la siccità non è un’emergenza temporanea ma una condizione permanente. Secondo l’Ipc - Integrated food security phase classification - tra febbraio e marzo oltre 2,2 milioni di persone in Kenya si trovavano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. E le previsioni sono tutt’altro che rassicuranti: la situazione non migliorerà nei prossimi mesi, anzi. Il Lago Turkana, l’immenso specchio d’acqua che lambisce queste terre, appare come una benedizione. Ma non lo è: le sue acque salmastre non si possono bere, né usare per irrigare; è un lago che non disseta, una risorsa difficile da usare. Eppure migliaia di persone continuano a vivere qui, aggrappate alla speranza e alla dignità anche quando ogni gesto quotidiano – cucinare, andare a scuola, partorire – diventa una lotta contro l’arsura. In Turkana si capisce subito quanto sia fragile il confine tra la sopravvivenza e la rinuncia.