Iresponsabili non sono mai stati individuati nonostante le indagini, ma gli anni erano troppo cruenti, gli equilibri politici fragili e i Paesi coinvolti numerosi.

Così della strage di Vergarolla, la spiaggia di Pola (Croazia oggi) frequentata da italiani, nemmeno il conteggio delle vittime ha mai visto un bilancio preciso.

Era il 18 agosto 1946; oggi si commemora il 79/o anniversario di quell'eccidio che mieté un centinaio di vittime, per un terzo, bimbi.

La guerra era finita da un anno e mezzo (non a Trieste), se lo scopo della strage era spingere gli italiani ad abbandonare le terre d'Istria, Fiume e Dalmazia, riuscì nell'intento. Anche sulla scorta del trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, in 30 mila presto avrebbero abbandonato Pola; in 300 mila partirono dalle tre aree per Trieste da dove furono smistati in campi profughi allestiti in tutta Italia. Un grande esodo passato sottotraccia, come altre tragedie di quei terribili anni. Pola era il capoluogo istriano di 34 mila abitanti di cui il 95% italiani.

La strage si distinse per crudeltà: 28 mine anti nave inesplose giacevano da tempo sulla spiaggia, parte del panorama poiché disinnescate. Chi pianificò l'attentato non dovette far altro che innescarle e farle deflagrare una mattina di affollamento. Una mattanza: di tanti non furono recuperate che membra; di altri nemmeno quelle: polverizzati. Nell'orrore giganteggiò l'eroismo del chirurgo Geppino Micheletti: mentre operava i feriti seppe che due suoi figli, il fratello e la cognata erano tra le vittime, ma continuò a operare. Fu insignito nel 1947 della Medaglia d'argento al valor civile e nel 2017 della Medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica della Repubblica Italiana".