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18 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 11:44

Lo avevamo lasciato così. Con una camicia sbottonata e una prestazione da one man show – tra urla e dita puntate – contro arbitri e dirigenza bianconera dopo la fine di Coppa Italia vinta contro l’Atalanta. Due anni più tardi, Max Allegri torna ad allenare in Serie A nel Milan. Per la seconda volta in carriera. Sono bastate poche telefonate e una semplice promessa: “Torno da voi”. Il suo è un rientro in grande stile: nella conferenza stampa di presentazione parla di obiettivi concreti (tornare almeno in Champions League), di moduli e di “corto muso”. “Le vittorie nascono dalla società, ci deve essere un blocco unico che va nella stessa direzione, di sostegno alla squadra. Ho incontrato la proprietà, ho trovato chiarezza nei ruoli”. Ma basterà solo questo approccio per riportare entusiasmo a una piazza scoraggiata e a una squadra che dopo lo scudetto vinto ha deluso le aspettative?

Dopo una stagione rossonera fallimentare (soprattutto a causa di un mancato ingresso in Europa), Allegri è stato chiamato a rifondare e salvaguardare il bene del Milan. Rimettendo in piedi un ambiente scosso e demotivato. Tra i gestori migliori degli ultimi 15 anni, la società rossonera ha deciso di puntare su di lui. Oltre alla compattezza mentale, però, l’ex Juventus dovrà dimostrare di essere ancora un allenatore di alto livello dopo l’ultima parentesi bianconera non all’altezza (se pensiamo ai risultati ottenuti sul campo). Il suo curriculum non suggerisce di certo un calcio all’avanguardia, ma sicuramente efficace e solido. Allo stesso tempo però, Allegri deve dimostrare – per questo Milan – di non essere solo “corto muso”. Ma molto di più. Ordine tattico e mentale su tutto, che tanto è mancato nell’ultimo periodo.