Questo giornale spiega - da mesi, non solo da ieri - che occorre una robusta dose di realismo per arrivare alla fine della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. La “pace giusta” - per definizione - non esiste, purtroppo: al massimo, si tratta di provare a realizzare la “pace possibile” alle condizioni date. E dunque, c’è poco da fare: è indubbiamente doloroso e appunto - ingiusto, ma ormai non si vede come si possa sottrarre al controllo di Mosca il 20% di territorio ucraino che l’orso russo ha già più o meno addentato. O purtroppo è quasi la stessa cosa - di quei brandelli di territorio che la Russia sta per assicurarsi sul campo in queste settimane.
Da questo punto di vista, è assolutamente saggia - gliene va dato atto - la posizione di Giorgia Meloni, che per prima e tenacemente, da mesi, ha iniziato a ragionare anche in modo creativo sulla contropartita di sicurezza da assicurare a Kiev. E, se ci fosse un minimo di onestà intellettuale nella sinistra politica e mediatica (sveliamolo subito: non c’è), anche da quelle parti giungerebbe sostegno all’idea del Presidente del Consiglio, che ora che Donald Trump sembra aver preso in considerazione, di offrire all’Ucraina, dopo la pace, in cambio delle dolorose rinunce territoriali, garanzie di protezione simili a quelle di un membro NATO anche senza che Kiev entri formalmente nell’Alleanza.







