Territori e sicurezza. Sono questi i nodi del confronto a distanza fra Trump e Putin da un lato, Zelensky e l’Europa dall’altro. «Trump e Putin si sono sicuramente detti qualcosa che non sappiamo riguardo alla demarcazione territoriale, con confini che sono ancora tutti da disegnare, e allo scambio di territori, che poi non è uno scambio ma è cessione di territori che sono legittimamente ucraini. Sia chiaro che si sta negoziando esclusivamente su territori che sono sotto la giurisdizione di Kiev». Per il generale Leonardo Tricarico, già capo di stato maggiore dell’Aeronautica e oggi presidente della Fondazione Icsa, si apre adesso una «fase molto confusa», che come secondo scoglio da superare, dopo quello di confini e territori, prevede la messa a punto di «garanzie di sicurezza» per Kiev dopo che l’accordo sarà firmato e i territori ceduti, per evitare che Putin incameri il risultato e poi riparta all’offensiva.
In che senso c’è confusione e qualche punto fermo c’è?
«Prima abbiamo avuto sortite e comportamenti scomposti da parte fra gli altri del presidente francese Macron, adesso si è aggiunta una confusione per così dire più strutturata: è stata infatti invertita la logica che ha sempre guidato i negoziati internazionali. Finora eravamo abituati a vedere capi di Stato incontrarsi per suggellare un lavoro preparatorio frutto di una fitta attività di consultazione e verifica degli sherpa. Qui invece abbiamo due leader che si sono incontrati sulla base di una telefonata nella quale non è chiaro quello che è stato effettivamente detto, e di assunti consolidati sulle rispettive posizioni. Ne sono venute fuori brevi dichiarazioni alla stampa, in larga parte fatte di affermazioni di circostanza».














