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Dopo aver preso i marchi iconici dell'elettronica, il Dragone punta a tutta la distribuzione europea
Nel gran rumore delle minacce di dazi e dei botta e risposta tra Bruxelles e Donald Trump, è passata sotto traccia una dinamica ben più pericolosa per l'industria europea. Mentre i politici si interrogano se blandire o sfidare Washington, il commercio con la Cina sta subendo un'accelerazione in grado di ridisegnare gli equilibri industriali del continente. Il secondo shock cinese non è più una previsione: è già qui, e si è intensificato proprio all'indomani delle minacce tariffarie di Trump.
I dati parlano chiaro. Dopo il 2 aprile, quando la Casa Bianca ha ventilato un embargo quasi totale sui beni cinesi, le esportazioni di Pechino verso l'UE sono salite dell'8,3% su base annua in un solo mese, per poi accelerare al +12% a maggio. Nello stesso periodo, le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti crollavano del 34,5%. Un effetto di deviazione di flussi che ha avuto un picco clamoroso nei robot industriali: nei primi sei mesi del 2025, le importazioni europee dalla Cina in questo segmento sono aumentate di quasi otto volte, con un calo medio dei prezzi del 29%.






