Non esiste la «cura migliore» per un tumore alla prostata ai primi stadi, quando è localizzato e non ha ancora dato metastasi. La scelta spetta ai pazienti, che sono chiamati a decidere qual è l’alternativa più adeguata per sé stessi, valutando le probabili conseguenze indesiderate. Chirurgia, radioterapia, brachiterapia o sorveglianza attiva sono le opzioni che vanno discusse, possibilmente affidandosi a un team multidisciplinare, ovvero a un gruppo di specialisti che valuta il singolo caso senza che ci sia un solo medico (urologo, oncologo o radioterapista) al comando. Diverse ricerche internazionali hanno, infatti, dimostrato che è questa la modalità che porta davvero a decidere la cura più idonea per ogni paziente.