VENEZIA - I romanzi sono sempre stati fonte d'ispirazione per il cinema, fin dalle origini. Offrono ai registi e agli sceneggiatori una fonte già costruita drammaturgicamente, e il problema è, casomai, se rispettare o meno il testo d'origine e di come reinterpretarlo per immagini. Non stupisce, quindi, che siano almeno una decina i film della 82. Mostra del cinema di Venezia tratti da un libro, a cominciare da "Un anno di scuola" opera seconda della triestina Laura Samani (suo il bel "Piccolo corpo" del 2021) adattamento dell'omonimo racconto di Giani Stuparich spostato però in avanti di cento anni.
«Non è un caso che la scelta di ambientare il film sia caduta sul 2007: è il mio ultimo anno di scuola superiore - dichiara la regista e sentivo fortemente la voglia di tornare a quegli anni. Si tratta di un anno molto particolare, spartiacque per Trieste, anno della caduta dei confini con la Slovenia che entra in Schengen, l'anno dell'avvento dei social. Da quel momento in poi il tipo di socialità è cambiato. Non abbiamo raccontato la Trieste asburgica, ma trattandosi di un racconto che coinvolge gli adolescenti, una Trieste più underground, più nascosta».
François Ozon torna ad usare un testo fondamentale come "L'Ètranger" di Albert Camus già portato sullo schermo da Luchino Visconti nel 1967 (il personaggio narrante di Meursault era interpretato da Marcello Mastroianni, qui da Benjamin Voisin). Non c'è dubbio che seguiranno confronti tra le due versioni e non è improbabile che, vista la debolezza del primo, s'imponga il secondo.









