«Trump ha cercato di rivendicare come merito l’avere riavviato un dialogo con la Federazione russa, che proseguirà. Poi c’è un sottotesto implicito, nella conferenza stampa finale, che ad alcuni è chiaro e ad altri no». Per Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes, «è in ballo un processo che dovrebbe tendere alla ristrutturazione del mondo in sfere d’influenza, un concerto di potenze mondiali in cui gli Stati Uniti si riserverebbero un ruolo di potenza centrale, come immaginato da Kissinger nel suo ultimo libro sull’Ordine Mondiale».

L’Europa tarda a capirlo?

«Pochi comprendono cosa Trump sia ed esprima e perché è presidente degli Stati Uniti, e qui nascono i fraintendimenti. Fondamentalmente è un leader nazionalista che guarda agli interessi americani, definiti secondo una linea più circoscritta e ristretta dei suoi predecessori. Non si preoccupa di difendere l’Occidente in quanto blocco, perché nell’Occidente ci sono anche rivali degli Usa. Gli europei non hanno capito il nuovo spirito dei tempi: Trump sta dismettendo l’Impero americano e si è fatto eleggere su questa base, considerando l’Impero una passività».

Un po’ come Gorbaciov con l’Urss?

«Non è fuorviante il paragone. Gorbaciov ha liquidato l’impero sovietico per salvare uno Stato che andava in pezzi. Trump lo fa per ridurre i costi e soprattutto adeguare la postura a una situazione in cui gli Usa si sentono in competizione con tutti e non vedono ragione per trasferire risorse a chicchessia, alleato, amico, partner o altro».