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In un'intervista rilasciata nel 1982 il regista compiva il suo elogio anti-vacanziero: "Non capisco cosa voglia dire"

Lo intercettano in un rovente giardino romano. Giacca che vira sui toni del grigio, camicia bianca, occhiali spessi debitamente inforcati. Estate 1982, precisamente agosto. Le telecamere della Rai placcano Federico Fellini e, per restare giornalisticamente agganciati al momento, gli chiedono dove andrà in vacanza quell'anno. Lui dapprima appare stranito, come se quella domanda fosse bizzarra, inusuale. Poi si aggiusta la montatura, tocca il collo della camicia, incrocia le braccia e si immette in una riflessione profonda sul senso delle ferie, spiazzando l'intervistatore.

"Non sono mai andato in vacanza, non credo che andrò nemmeno quest'anno", spiega con grande naturalezza. "L'idea della vacanza mi è completamente estranea - aggiunge - e non capisco nemmeno bene che cosa voglia dire. A me pare di essere da sempre in vacanza". Il riferimento del regista va all'occupazione che riempie le sue giornate: vissuto come un sogno che si è materializzato, lo induce a pensare di essere continuamente in ferie, perché non gli pesa affatto. Anzi: "Faccio un lavoro che mi piace, quando lavoro è proprio il momento in cui mi sembra di godere di tutte le libertà possibili, e di realizzarmi nella maniera più festosa, fastosa, più simpatica, congeniale".