Caro Corriere,
Se nelle prove Invalsi il 50% degli studenti è insufficiente in italiano e matematica, come mai alla maturità abbiamo oltre il 90% di promossi e spesso con una valanga di «ottimo»? Non mi tornano i conti.
Emilio Lucci
Gentile signor Lucci,
Sarebbe troppo facile cavarsela rispondendo che le prove Invalsi e l’esame di Maturità valutano competenze diverse. I primi misurano quello che si sa fare in italiano, matematica e inglese. L’esame di Maturità invece valuta la preparazione dell’ultimo triennio di scuola in tutte le discipline, compresa l’educazione civica, l’alternanza scuola-lavoro e ora persino la condotta. Resta il fatto che, come lei giustamente dice, il 50% dei maturandi non raggiunge il livello minimo di competenze di base atteso dopo 13 anni di scuola. Eppure all’esame vengono promossi tutti, o quasi. Ma bocciarli a fine corsa servirebbe? Gli insufficienti, quelli che l’Invalsi chiama gli studenti «fragili» è come se fossero rimasti in seconda superiore o addirittura fermi alla terza media. Detto altrimenti, il loro è un ritardo antico – comincia già alle elementari – e per questo, più che sorprendersi per le promozioni «regalate» alla Maturità, bisognerebbe riflettere sulla necessità di intervenire quando ancora si può fare la differenza.






