Il mercato dell’auto proprio non va. Soprattutto in Italia. Nell’ultimo mese, a luglio, è stato immatricolato nel nostro paese il 5% di vetture in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, facendo crollare il cumulato sotto il milione di unità, con una perdita del 21,3% in confronto all’era pre-pandemica (bruciati 263 mila esemplari da gennaio a luglio). La flessione ha convinto l’Unrae a rivedere i target al ribasso, portando il consuntivo dell’esercizio poco sopra il milione e mezzo di unità. In questo scenario poco allegro, fanno intravedere un sorriso le auto con la spina (elettriche ed ibride plug-in) che, pur restando il fanalino di coda in Europa (solo 4 paesi, non paragonabili per grandezza e tradizione automotive, fanno peggio), sono finalmente entrate nel pianeta a doppia cifra (12,4% a luglio, erano “solo” al 7,5% lo scorso anno).
La spinta proviene dalle PHEV che hanno ricevuto, su richiesta delle UE, vantaggi fiscali dalla rivista normativa dei fringe benefits. Le vendite di queste auto sono aumentate nell’ultimo mese di oltre l’80% che si somma alla crescita di quasi il 40% delle elettriche pure. Il cambio di paradigma ha influito sullo scenario con alcuni celebri costruttori in difficoltà e invece new entry con risultati sorprendenti. La punta di diamante del cambiamento si chiama BYD, un brand che appena 12 mesi fa nel Belpaese quasi non esisteva. Stiamo parlando della Penisola in quanto sul palcoscenico globale la BYD è leader incontrastata dell’auto ecologica avendo nel 2024 prodotto e venduto ben 4,3 milioni di esemplari esclusivamente con la spina.







