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Ultimo aggiornamento: 7:40

E’ doveroso da parte di chi fa l’insegnante riprendere l’analisi sulla Scuola fatta da Massimo Cacciari su La Stampa lunedì 28 luglio, perché il filosofo scatta una fotografia inappellabile, chiara, capace non solo di “destruens” ma di “costruens”. Una pagina di giornale che andrebbe appesa in ogni sala docenti il primo di settembre o che andrebbe letta ad ogni inizio collegio docenti.

Scrive l’ex sindaco di Venezia: “L’oppressione burocratica schiaccia l’autonomia didattica, omologa al basso, rende vacua chiacchiera ogni selezione meritocratica. L’insegnante ha sempre meno tempo per leggere, studiare, continuare a formarsi. Produzioni di riunioni per mezzo di riunioni, redazione di piani e progetti, rendiconti continui non sulle proprie conoscenze ma sull’osservanza di procedure e metodi soffocano il suo spirito d’iniziativa”.

Ora provate a pensare – se siete docenti – a quante riunioni avete fatto nell’ultimo anno scolastico. Classi parallele, collegi docenti, collegi docenti di settore (nemmeno previsti dalla Legge), interclasse, riunioni sulla continuità, incontri con la neuropsichiatria, con la psicologa, con il Consultorio, Glo, Consigli d’Istituto, commissioni varie e chi più ne ha più ne metta. Cosa vi è rimasto di tutte queste riunioni? Provate a riassumerlo con una sola parola.