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In questi giorni ci sono state nuove proteste molto violente in Serbia: si sono scontrati gruppi pro e contro il governo e la polizia, con decine di feriti e arresti. Le manifestazioni vanno avanti ormai da nove mesi, da quando 16 persone morirono nel crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad. Quell’evento provocò una forte reazione contro il governo autoritario del presidente Aleksandar Vučić, che ancora non si è fermata.

A Novi Sad, la seconda città serba, nel nord del paese, tra martedì e mercoledì ci sono stati tafferugli e lanci di fumogeni tra i sostenitori di Vučić e i manifestanti che lo contestavano. Alcuni di questi giovedì sera hanno attaccato e danneggiato la sede del Partito Progressista Serbo (SNS), il partito di Vučić, che nonostante il nome è di orientamento conservatore: prima hanno spaccato le finestre al piano terra della sede, poi hanno portato fuori dall’edificio alcuni mobili e versato della vernice all’ingresso.

Durante questi disordini i sostenitori del presidente non erano presenti. La polizia in tenuta antisommossa ha delimitato buona parte del centro città e usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Gli agenti in tenuta antisommossa schierati davanti alla sede del Partito Progressista Serbo a Belgrado, 14 agosto 2025 (AP Photo/Darko Vojinovic)