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Andrea Galli

Il mistero dell'omicidio al mare di Gabriella Bisi, sparita nel 1987, strangolata e abbandonata sugli scogli di Chiavari. La lettera di un anonimo inviata al «Corriere» e le rivelazioni: «Eravamo d'accordo che andava in Liguria per chiudere la relazione»

C'è ancora. Anzi, ci sono ancora. Lui, un ex imprenditore del turismo della Liguria di Levante, un tipo ricco e festaiolo, all’epoca sposato (e con un alibi sorretto proprio dalla moglie, insieme avevano partecipato a un festone fino all'alba avanzata innaffiato da alcolici d'ogni sorta e inebriato da balli scatenati sotto la luna), e suo amante; poi lei, sua amica storica, casa a Santa Margherita Ligure, la penultima persona a vederla in vita (l’ultima fu il killer). Due capisaldi, tutt’oggi esistenti, e di conseguenza di nuovo utili in un eventuale approfondimento investigativo laddove la Procura di Genova retta dall’esperto Nicola Piacente decidesse di procedere, dell’affollato mondo intimo di Gabriella «Gabri» Bisi.

Architetto e designer, 35 anni, vedova (il marito era deceduto in un incidente stradale), senza figli, la dottoressa Bisi, un infanzia passata d'estate sul lago Maggiore tanto amato dalla mamma e dal papà, e poi sepolta nel cimitero di Angera, era una assai nota milanese del circuito borghese salottiero, una donna stimata, di cultura, di privilegiate relazioni, e aveva base «in piazza Biancamano 2, nella torre, quattordicesimo piano, dove aveva una piccola abitazione-studio con vista al parco», come ci ha raccontato, in una lettera anonima inviata nei giorni scorsi al «Corriere», via posta, il presunto fidanzato d’allora, così quantomeno s’è presentato il diretto interessato nella missiva su cui l’Unità delitti irrisolti dello Sco (il Servizio centrale operativo) della polizia e la squadra Mobile di Genova, per giurisdizione, hanno iniziato a riflettere. Vedremo i prossimi passi.