L’Argentina è sotto shock. Il bilancio delle vittime per la somministrazione di fentanyl contaminato negli ospedali è salito oltre quota cento, secondo quanto annunciato ieri dal governo. Una cifra drammatica, che segna una delle più gravi crisi sanitarie degli ultimi anni nel Paese e che continua ad aggravarsi con il passare dei giorni.
La tragedia affonda le sue radici in lotti di anestetico clinico prodotti da HLB Pharma, un gruppo farmaceutico argentino guidato da Ariel Furfaro Garcia, e da un altro laboratorio, Ramallo. Il farmaco, distribuito in ospedali di almeno quattro province - Buenos Aires, Santa Fe, Córdoba e Formosa - oltre alla capitale, sarebbe stato contaminato da batteri multiresistenti: Klebsiella pneumoniae e Ralstonia pickettii. Entrambi sono stati rinvenuti sia nei campioni del farmaco che nei tessuti dei pazienti deceduti.
Le indagini. Secondo le indagini, l’Agenzia nazionale di regolamentazione farmaceutica (Anmat) aveva disposto la chiusura del laboratorio HLB Pharma già tre mesi prima dei primi decessi. Una decisione che, a posteriori, apre interrogativi inquietanti sulla filiera distributiva e sull’efficacia dei controlli successivi.
La vicenda è esplosa a maggio. I primi casi di morte sospetta sono stati segnalati a La Plata: 14 vittime e oltre 50 contagiati. Da allora, il numero è cresciuto inesorabilmente: 48, poi 66, quindi 76, fino alle stime più recenti che parlano di 87-96 morti confermati e di un totale, secondo il governo di Javier Milei, superiore alle cento unità. «Stiamo verificando ogni singolo caso, ma è chiaro che si tratta di una catastrofe sanitaria nazionale», ha dichiarato il portavoce presidenziale.






