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15 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 9:13

“Quando Diego te gambeteò e Cani te vacunò”. “Ciao Messi, Ciao” e addirittura un improbabile (per la verità nemmeno poi troppo) imitazione di Papa Francesco che canta “La Cumbia Papal” col ritornello che fa: “Brasilero Brasilero que amargado se te ve, Messi, Maradona y Pancho son mas grande que Pelé”, e così via, perché la rivalità tra argentini e brasiliani nel pallone è una cosa seria. Pensate all’ipotesi di un brasiliano che indossa la maglia della nazionale Argentina: fantascienza no? E invece dagli anni Trenta arriva una storia che supera sfottò, cori e meme, si incrocia con le rotte dei piroscafi: quella di Aaron Wergifker unico brasiliano a vestire la camiseta biancoceleste.

Brasiliano a tutti gli effetti, ma non di origine però: di famiglia ebrea, i suoi lasciarono la Russia per la terribile crisi economica che affliggeva il paese. Arrivarono quindi a San Paulo, dove nacque Aaron. Poi un nuovo trasferimento, visto che la vita paulista era tutt’altro che rosea. Dopo diversi giorni di viaggio la famiglia Wergifker arrivarono a Villa Crespo di Buenos Aires, un crogiolo di lingue, aromi e accenti. A unire tutto è il pallone. Aaron gioca per strada, sognando di farlo al più presto con la maglia del club del suo cuore: il Chacarita. Ma il destino ha altri piani per lui, difensore di piede destro, ma veloce e duttile tanto da essere capace di diventare un pericolo anche a sinistra. Ed è infatti su quella fascia che costruirà la sua carriera, non con i “Funebreros” del Chacarita, ma con i “Milionarios” del River Plate.