La giornata di Ferragosto segna di fatto uno spartiacque che avvia alla fine delle ferie con il fisco. Qualche giorno ancora c’è, ma mercoledì 20 agosto verranno al pettine i nodi che sono stati rinviati per effetto del calendario. Un calendario che propone 139 scadenze, di cui 138 sono rappresentati da versamenti. A fare la parte del leone sono soprattutto i pagamenti delle imposte che derivano dalle dichiarazioni dei redditi 2025 delle partite Iva. Una caccia a quasi 4,5 miliardi di incassi dall’autoliquidazione Irpef e Ires.
I tempi supplementari
Quest’anno la consueta proroga delle scadenze per i contribuenti che applicano le pagelle fiscali (gli Isa) e a quelli in flat tax (tecnicamente il regime forfettario) che, pur essendone soggetti sono esonerate dalla compilazione, è arrivata con il decreto correttivo del concordato preventivo. Una riscrittura del calendario che ha stabilito un meccanismo in due tempi: proroga dalla scadenza ordinaria del 30 giugno al 21 luglio e poi dal 22 luglio al 20 agosto versamento per i ritardatari con l’aggiunta della maggiorazione dello 0,40 per cento. A conti fatti nella doppia scadenza sono stati coinvolti 4,6 milioni di partite Iva tra autonomi, professionisti e piccole società. Questo ha consentito anche agli intermediari abilitati di chiudere il conteggio della liquidazione delle imposte con più margine prima della pausa estiva, in quanto il tempo supplementare offerto per arrivare anche al 20 agosto per preparare la delega di versamento con F24 aveva un costo contenuto appunto nella maggiorazione dello 0,40 per cento. Resta naturalmente che il versamento estivo che comprende saldo 2024 e primo acconto 2025 per Irpef e addizionali o sostitutive come appunto quella dei contribuenti in regime forfettario e l’Ires per le società di capitali resta una quota rilevante di drenaggio di liquidità per le attività economiche, nonostante la possibilità di utilizzo dei crediti d’imposta in compensazione.








