ROMA – C’è un’altra insospettabile vittima dei dazi trumpiani. Un’eccellenza italiana di nicchia ma ad altissima qualità, in un settore – quello delle attrazioni e divertimenti - che già conta oltre 670 imprese e un export verso gli Stati Uniti di 66 milioni di dollari. Si tratta dei tori meccanici, quell’attrazione tipica della cultura americana del rodeo che però è in Italia che viene prodotta in maniera “inimitabile, una qualità non replicabile altrove”.

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di Franco Zantonelli

A spiegare perché le tariffe al 15% rischiano di mettere fuori gioco il mercato italiano è Erika Tessarolo, che quei tori meccanici li disegna e che guida l’azienda M.Art Technology e Show Games, leader mondiale della produzione di queste specifiche giostre, fondata dal padre Ugo detto “Tex”. “Se si mette il 15%, possiamo anche essere i più bravi del mondo ma se un cliente non può permetterselo diventa difficile. È un allarme che riguarda tutto un settore, tutta la mia categoria – spiega Tessarolo, dalla sua azienda a Manerba sul Garda – non abbiamo neanche un codice Ateco, non abbiamo mai avuto fondi, sostegni, aiuti. Molti non sanno neanche che esistiamo. Abbiamo bisogno di una attenzione che su queste imprese non c'è mai stata”.