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14 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:47

Il suo sguardo è perso nel vuoto, il corpo stremato dalla fatica, la voce rotta da un dolore che non si può dire. Riesce a malapena a sussurrare la sua storia prima di abbandonarsi alle cure della Croce Rossa. “Avevo mia figlia di un anno e mezzo in braccio e mio marito era accanto a me, poi è successo l’inferno, non li ho più visti, la mia bambina mi è sfuggita, li ho persi entrambi”. È il racconto di una giovane donna somala, una dei 60 sopravvissuti all’ennesima, terribile tragedia dell’immigrazione avvenuta al largo di Lampedusa.

Un naufragio che ha un bilancio, ancora provvisorio, di 27 morti recuperati in mare e un numero imprecisato di dispersi: uomini, donne e bambini inghiottiti dalle onde. Dai racconti frammentari e disperati dei naufraghi, emerge la cronaca di un disastro annunciato. Erano partiti da Zwara, in Libia, su due diverse imbarcazioni, pagando fino a seimila euro per un viaggio che speravano li portasse in salvo. “Su una barca eravamo in 45, sull’altra in 52”, ricordano i superstiti a Corriere e Repubblica.