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14 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 7:46

Il report su Israele è la cartina al tornasole del nuovo corso: nove pagine nel 2025 contro le 103 del 2024. Finora considerato dagli osservatori internazionali tra le fonti più complete sul tema, il Rapporto sulle violazioni dei diritti umani nel mondo stilato ogni anno dal Dipartimento di Stato Usa ha visto crollare il volume delle pagine e le informazioni in esso contenute. “Le relazioni – si legge nella presentazione pubblicata il 12 agosto – sono state semplificate per una migliore utilità e accessibilità”, motivo per cui sono stati ridotti “al minimo la quantità di dati statistici. Nell’era di Internet, i dati di base sono generalmente disponibili“. A parte la discutibilità di quest’ultima affermazione, il fatto resta: nel 2025 la gamma delle violazioni documentate nelle scorse edizioni si è notevolmente ridotta.

Il caso della sezione dedicata a “Israele, Cisgiordania e Gaza” è emblematico. La guerra in corso, si legge, “ha portato a un aumento delle segnalazioni di violazioni dei diritti umani”, tuttavia “il governo ha adottato diverse misure credibili per identificare i funzionari che hanno commesso violazioni dei diritti umani”. Così il capitolo sulla “Protezione dei rifugiati” che nel report del 2024 occupava 10 pagine e contemplava valutazioni su “respingimenti e “abusi sui richiedenti asilo” ora è risolto in 5 righe. Non c’è più traccia della sezione “Discriminazione e abusi sociali” che raccontava decine di casi di “Stupro e violenza domestica” e “Altre forme di violenza o molestie di genere”. Così come nulla è rimasto del capitolo “Violenza e discriminazione razziale o etnica sistemica“, secondo cui “cittadini, inclusi musulmani arabo-palestinesi, cristiani arabo-palestinesi, drusi e di origine etiope, hanno dovuto affrontare una persistente discriminazione istituzionale e sociale” e dei “crimini d’odio nazionalistici da parte di individui e gruppi ebrei estremisti contro residenti palestinesi di Gerusalemme Est e cittadini arabi/palestinesi”.