MUSILE DI PIAVE (VENEZIA) - «Voglio solo potere piangere mio figlio in Italia, ogni giorno che passa per me è una tortura». È un urlo di disperato dolore, quello che viene buttato fuori con tutte le lacrime possibili, come solo quello di una mamma può essere. Roxana martedì mattina ha perso il suo Arian, un bellissimo bambino di quasi dieci mesi, mancato nel sonno, nel letto della stanza dell'hotel ad Antalya, in Turchia, meta scelta dalla famiglia e dagli amici per una vacanza. Doveva essere un momento da sogno, è diventato un incubo.
Appesantito da una situazione burocratica che si è venuta a creare: da quanto si è appreso, il Consolato italiano di Smir non rilascia il nullaosta per il rientro della salma (che sarebbe previsto per questa sera) fino a quando non riceverà i documenti cartacei via posta dall'agenzia funeraria di Antalya; la quale, a sua volta, dovrà avere il documento, ricevuto con lo stesso sistema. «Non vogliono la pec, ma solo via posta, nel 2025 non capisco tutta questa burocrazia». Se non dovesse arrivare per tempo, il volo dovrà essere annullato e riprogrammato, con sofferenza che si aggiunge alla sofferenza, e con i costi di permanenza che aumenteranno ancora.






