dalla nostra inviata

UDINE - «Ici c’est Paris», qui al Parco Moretti, versione furlana del Parc des Princes. «To dare is to do», osa replicare piazza Primo Maggio, il Giardin Grande dei galli con gli speroni e con la gubana. Da qua a là solo un chilometro e mezzo in linea d’aria, ma Parigi e Londra non potrebbero sembrare più lontane di quanto lo siano a Udine, capitale europea del calcio per una notte che brilla sotto i riflettori a fotovoltaico del Bluenergy Stadium, nel gran finale di una giornata carica di emozioni contrastanti. L’entusiasmo della festa e i timori per la sicurezza: da una parte il Paris Saint-Germain, petrodollari qatarioti e vocazione pro-pal; dall’altra il Tottenham Hotspur, sterline britanniche e storia filo-israeliana. Li divide il pallone e li separa l’ideologia, tuttavia ad accomunarli è la curiosità per il frico, oltre al divieto di consumare alcolici sopra i 5 gradi.

Una manna per la birra-sponsor, bicchieroni di plastica colmi di schiuma già all’ora di colazione, ma pure per i mille fra agenti e militari schierati in città, meno vetri e meno ubriachi (forse). Al bar Fuel, passaggio quasi obbligato per l’accesso al villaggio del Psg, i tifosi fanno il pieno di caffè: «Non c’è tantissima gente, perché gli ospiti tendono a stare dentro le aree riservate». Alla pizzeria Campana d’Oro, improvvisato quartier generale degli Spurs, sventolano i vessilli e risuona una canzone, rimaneggiata in omaggio all’ormai ex capitano Son Heung-min, a cui non possono smettere di voler bene: «Can’t stop loving youuu». Una comitiva di sudcoreani non si schiera con la Tour Eiffel solo per lui: «Ne abbiamo approfittato per fare due settimane di vacanza in Europa e abbiamo scoperto che Udine è bellissima». È la formula vincente secondo Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, ospite dell’evento “Welcome to Udine” alla Fondazione Friuli: «Un modello replicabile che unisce sport, turismo e cultura». Osserva il sindaco Alberto Felice De Toni: «Un risultato come questo non arriva per caso. I meriti sono della famiglia Pozzo, che ringrazio per i tanti anni di impegno e di serie A». Conferma l’indimenticato capocannoniere Oliver Bierhoff: «Udine è stata il contesto perfetto per crescere».