Tre settimane dopo lo scoppio del “Bova gate”, Federico Monzino ritratta e fornisce una nuova versione su come Fabrizio Corona avrebbe ottenuto le chat tra Raoul Bova e la modella Martina Ceretti. “Aveva una telecamera nascosta nella visiera del cappellino, con cui si è impossessato delle chat senza il mio consenso”, rivela oggi al Corriere della Sera. Insomma, le cose sarebbero andare diversamente da quanto ha raccontato fino ad oggi: il giovane imprenditore milanese aveva infatti riferito di aver condiviso volontariamente le chat e gli audio con l’ex “re dei paparazzi”, in accordo con la Ceretti. Ora invece svela che una parte del materiale rivelato da Corona nell’ultima puntata di Falsissimo, “è stata acquisita senza il mio permesso”. Un dettaglio che in un primo tempo non avrebbe raccontato nemmeno ai suoi legali, come chiarisce alla giornalista del Corriere che subito gli fa notare come la nuova versione contraddica quella precedente. “A volte, in situazioni di pressione, non è semplice avere subito tutte le informazioni o la lucidità per raccontare l’intera vicenda, con precisione”, replica Monzino che ora vuole mettere sul tavolo tutte le carte.
A questo punto, però, bisogna riavvolgere il nastro per capire che cosa è accaduto all’inizio di luglio, quando l’imprenditore e la Ceretti scrivono a Fabrizio Corona parlandogli di un possibile scoop, “senza mai fare allusioni o riferimenti espliciti alla condivisione di materiale”. Monzino parla di “responsabilità condivise” e dice che il suo ruolo è stato quello di facilitatore, “un ponte tra Martina e Corona, ma senza mai prendere decisioni autonome riguardo al materiale o alla sua diffusione”. A quel punto, che cos’è accaduto? Che Corona va a casa di Monzino – e c’è la conferma anche nella puntata di Falsissimo (per altro ancora visibili su YouTube nonostante gli esposti al Garante della Privacy) – e lì gli avrebbe mostrato chat e audio tra Raoul Bova e Martina Ceretti.






