È il comico più serio che c’è. Non ride, al massimo sorride. Non ammicca al pubblico, non alza mai il tono. Piuttosto lavora per sottrazione, parla a bassa voce, zero enfasi, e lascia che sia chi lo guarda a fare rumore con applausi e risate. Se la comicità viaggia lungo una strada, Stefano Rapone ha preso la direzione opposta, dimostrando che con la sua, forse, si arriva pure prima. Titolare (con Daniele Tinti) del fortunatissimo videopodcast Tintoria, volto del Gialappa’s Show e di In&Out, è finito addirittura tra i candidati dello Strega con il suo ultimo libro, Racconti scritti da donne nude (Rizzoli Lizard).

A meno di 40 anni è tra i nuovi comici più apprezzati in assoluto. Lo avrebbe mai immaginato?

«Non avrei proprio mai immaginato di fare questo lavoro. Esprimevo la mia vena artistica creando fumetti e al limite pensavo che avrei preso quella direzione. La comicità mi è sempre interessata, in ogni sua forma, ma come spettatore. Un giorno, mentre ero in Giappone per un tirocinio all’Ambasciata italiana — perchè ho studiato Giapponese all’università — mi sono iscritto a una serata di stand-up comedy, pensando: male che va qua non mi conosce nessuno».

E come andò?

«La prima volta molto bene, infatti ho pensato: ah, sono un genio, il futuro della comicità. Così l’ho rifatto la settimana dopo ed è andata male, poi quella dopo ancora e fu anche peggio. Ma quella prima esperienza era bastata per convincermi che potevo continuare. E l’ho fatto anche in Italia». Era il 2014. «Eravamo in tanti, lì ho conosciuto Luca Ravenna, Michela Giraud e tanti altri: ci esibivamo una volta al mese in un locale. Poi un giorno si sono presentati quelli di Comedy Central e hanno preso alcuni di noi per un programma, Natural Born Comedians».