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Ultimo aggiornamento: 18:46
La missione di pace di Pax Christi in Palestina è sotto bersaglio. In pochi giorni, per ben due volte, due sacerdoti del movimento, il veronese don Paolo Pasetto e don Nandino Capovilla, sono stati fermati. Un possibile tentativo di “disturbare” il viaggio capitanato da monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di “Pax Christi”, in queste ore a Gerusalemme.
Nel primo caso don Pasetto – ora in Palestina con il Vescovo – è stato accompagnato con altri tre attivisti in un ufficio della Polaria, dove sono rimasti per due ore a causa di controlli, per poi ottenere il via libera a volo partito. Nel secondo caso, don Capovilla, è stato fermato all’aeroporto di Tel Aviv dove gli è stato negato l’ingresso nel Paese ed è stato rinviato a casa.
“Noi restiamo qui. In questo momento siamo a Gerusalemme dove non si vede più nessun turista in giro per le strade. La città è vuota. Continuiamo la nostra missione di pace e di dialogo”. A parlare con Il Fatto Quotidiano è monsignor Giovanni Ricchiuti, il presidente nazionale di Pax Christi, arrivato lunedì pomeriggio a Tel Aviv con un gruppo di quindici persone. Don Ricchiuti ha visto sotto i suoi occhi quanto accaduto a don Nandino: “Gli è stato notificato un diniego a entrare nel Paese motivato con ‘considerazioni relative alla sicurezza pubblica, alla pubblica incolumità o all’ordine pubblico’, come si legge in inglese e in israeliano sul documento che gli hanno consegnato. Da quel momento non l’ho più potuto vedere. Ho subito contattato il Patriarcato di Gerusalemme, avvisato il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi e l’ambasciata italiana ma non c’è stato nulla da fare. Il 12 agosto attraverso un volo che ha fatto scalo a Cipro e a Francoforte è stato rimpatriato”.











